I cellulari e gli smartphone provocano dei tumori?


La domanda delle domande non ha mai trovato una risposta esaustiva, che liberasse il terreno dagli equivoci. Uno studio australiano, pubblicato nel febbraio di quest’anno (2016) ha eliminato ogni rapporto tra aumento del numero di tumori al cervello e utilizzo di smartphone. Lo studio in questione ha preso in esame i dati dal 1982 (hanno di comparsa dei primi cellulari) al 2013, notando che in 30 anni non c’è stata alcun evidente aumento dei tumori al cervello rispetto al periodo precedente su oltre 34.000 casi studiati.

Eppure esiste sempre un margine di incertezza rispetto a questo delicato argomento. L’uso estensivo del cellulare avviene da circa 20 anni, un periodo sufficientemente lungo per acquisire dati. Nel febbraio del 2011 uno studio pubblicato su una rivista scientifica americana aveva individuato un cambiamento nel metabolismo del glucosio nel cervello durante l’utilizzo del cellulare. Lo studio divenne celebre perché mostrava un’attività di risposta all’utilizzo del telefonino, tale da alterare l’attività ordinaria del cervello in 47 pazienti volontari sani, che si erano sottoposti all’esperimento. I cervelli dei volontari furono analizzati con la TAC durante un utilizzo medio di 50 minuti, nella classica posizione rivolta tra l’orecchio e la bocca. Nel maggio del 2011 l’organizzazione mondiale della Sanità, attraverso la sua Agenzia per la ricerca sul cancro aggiunse le radiazioni provenienti dai cellulari all’interno della lista delle sostanze e degli elementi che possono risultare cancerogeni per l’uomo.

Questa ricerca aveva mostrato che forse l’utilizzo estensivo del cellulare non conduceva alla formazione di un tumore maligno, bensì a una forma benigna. Gli studi della IARC riguardano più da vicino gli effetti dei campi elettromagnetici nell’uomo: va detto che la ricerca includendo solo l’uomo e notando la limitata presenza di effetti nel mondo animale, parla solo di “sospetta” canceroginità, non affatto conclamata.

La verità è che tra tutti gli studi effettuati non ve n’è alcuno concorde. In molti si chiedono se l’uso dei telefonini nei bambini, sia responsabile dell’aumento del numero di tumori, ma non è stato dimostrato nemmeno questo. Un’esposizione domestica ai campi elettromagnetici inferiori a 0,4 microTesla ha escluso la correlazione cellulari-tumori, non così per tutte le sorgenti superiori a questo limite. In Italia, una sentenza del 2012 ha effettivamente confermato che un paziente si era ammalato di tumore benigno al nervo trigemino per l’uso estensivo del cellulare, di circa 5-6 ore al giorno. Ma la sentenza della Corte di Cassazione non può essere considerata alla stregua di una ricerca scientifica, poiché mancano del tutto i sistemi di controllo e verificabilità del risultato. In definitiva come persone siamo esposti ogni giorno a flussi elettromagnetici, di tutti i tipi, da quelli naturali a quelli artificiali. Vale giusto ricordare ora che anche la luce è un flusso elettromagnetico, così come la radiazione del microonde o il suono che proviene dalle casse acustiche di una radio, a modificare è la frequenza. Come sappiamo quella provocata dalla radiazioni naturali di alcuni elementi (come l’uranio) è in grado di provocare profondi cambiamenti nella struttura del DNA fino a portare a tumori, ma questi effetti non sono stati in alcun modo osservati, in maniera certa e definitiva, per quanto riguarda l’uso dei telefonini.

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