Come funziona l’arte dell’animazione


Fino a non molto tempo fa la realizzazione di un disegno a cartoni animati richiedeva tantissimo tempo, un impegno enorme e una cura da parte delle maestranze davvero notevole. Un lungometraggio dedicato a “La Fattoria degli Animali” richiese 250.000 disegni e almeno 300.000 ore di lavoro sovrapposte. Ma oggi grazie alla tecnologia digitale possono essere prodotti dei film d’animazione di enorme successo, grazie all’innovazione computerizzata. Il primo grande successo di questo genere fu Toy Story prodotto da Pixar, la casa di animazione creata da Steve Jobs, che fu conseguentemente acquistata dal gigante Disney, per farne la catapulta nel nuovo mondo digitale. Successo dopo successo, l’arte dell’animazione si è imposta come un prodotto in grado di rivaleggiare, per numeri del budget e del botteghino, con la cinematografia tradizionale.

L’animazione non è soltanto una rappresentazione grafica di movimenti che si compiono nella vita reale: la figura reale viene resa stilizzata, animata, ridotta all’essenziale. Inoltre, la maniera con cui si muove la figura animata, anche se derivata dalle leggi del movimento naturale, è esagerata al punto da seguire delle proprie leggi. E’ abbastanza noto, infatti, che molti film d’animazione traggono l’interesse che li circonda dal forte tono caricaturale e dall’estrema distorsione dei movimenti.

Dalla realtà alla finzione

L’animatore realizza un’imitazione del movimento naturale apportando delle distorsioni a ciò che accede nella realtà. In natura esiste sempre una resistenza al moto, che in fisica si chiama stato d’inerzia. I sistemi inerziali sono condizionati dalla gravità e che influisce in modo pesante su tutti i movimenti e le pose che assumiamo. Per fare un esempio, una mazza colpisce la palla e la palla resiste al movimento, viene momentaneamente deformata, quindi risponde rimbalzando lontano. Nell’animazione il moto viene esagerato mediante distorsioni fisiche di tipo analogo, che non esisterebbero se si applicasse correttamente la forza di gravità e le altre resistenze e pressioni che incombono quotidianamente su di noi e che sono le prime responsabili del deperimento fisico.

Gli abitanti del mondo dell’animazione hanno una qualità simile a quella della gomma, che sembra esagerare ogni gesto. Quando colpiscono qualcosa, la schiacciano; quando si spostano, tendono a confondersi col vento, e quando si fermano, si piegano indietro, affondano i calcagni nel terreno e sollevano nuvole di polvere. Un altro trucco dell’animatore è quello di far credere il vero perché lo si desidera intensamente. Per esempio, il personaggio animato sfida la forza di gravità camminando inconsciamente nell’aria per attraversare un precipizio; ma dopo un momento la gravità può far sentire ancora i suoi diritti e il personaggio torna in sé precipitando, in affanno con le braccia, le gambe, agitandole come eliche. Nei cartoni animati – in sostanza – la definizione di velocità, tempo e spazio non ha la stessa

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