Cosa è il Metodo di recitazione e come mai viene usato da certi attori


Chiunque abbia avuto a che fare con la recitazione, sa che esiste il Metodo, un particolare stile di recitazione che prevede l’utilizzo di tecniche di personificazione basate sui sensi e la memoria. Un attore tradizionale che deve, per esempio, recitare una parte drammatica, quasi sempre farà riferimento a un determinato tono di voce, a una postura. Simulerà insomma l’emozione. Un attore formatosi col Metodo invece dovrà fare ricorso alle proprie memorie, al proprio vissuto di sensi e sentimenti, per calarsi apertamente nella parte. In questo modo il senso di gioia o di delusione che gli sta dipingendo sul suo volto, non provengono dalla volontà di rappresentarle, ma dalla sua capacità di immedesimazione nel suo passato, che quindi si riflette inesorabilmente su un personaggio che fin lì è presente solo sulla carta (un libretto teatrale, una sceneggiatura, un dramma, et cet.)

tumblr_inline_ncitcqTaRA1rfk15lIl Metodo fa riferimento senz’altro alla tradizione di recitazione americana, quanto in teatro, tanto al cinema, ma deriva dal regista teatrale Konstantin Stanislavsky, che ne descrisse i fondamenti in un fondamentale saggio, poi ripreso dal suo allievo Boleslawsky, che per primo aprì una scuola di teatro a New York dedicata proprio all’insegnamento del metodo. Stava iniziando il periodo d’oro di Hollywood, ma anche dei teatri di Broadway e quindi la recitazione attirava moltissimo giovani aspiranti attori, che volevano darsi una formazione e un metodo. Sulla scia di queste richieste nacque il celebre Actor’s Studio voluto dal grande attore Lee Strasberg (lo si può ammirare nel Padrino II, nella parte di Hyman Roth). La popolarità del Metodo crebbe quindi a dismisura, perché dalla fucina di Strasberg uscirono i bei nomi della New Hollywood, cioè di quella corrente cinematografica degli anni Settanta, che ha ridisegnato i canoni del cinema, il suo linguaggio, la sua rappresentazione della realtà. Al Pacino e Robert De Niro furono suoi due famosi allievi di quell’epoca, ma certamente il primo grande attore che recitava col metodo fu Marlon Brando, non a caso considerato il più grande attore di tutti i tempi. Anche James Dean apparteneva alla stessa scuola e infatti le sue recitazioni sono rimaste impresse nella memoria, per la capacità di calarsi in personaggi ribelli e tormentati. Paragonati ai divi dell’epoca d’oro Marlon Brando e James Dean appaiono come giganti, non come sagome che si muovono sul set in modo meccanico, quasi prive di emozioni.

Il Metodo non è semplice da insegnare: ci sono diversi insegnanti per diverse tecniche, ma rimane il principio che ciò che conta è la rappresentazione della propria realtà interiore, della capacità di legare al personaggio il proprio vissuto, togliendo quell’alone artificioso che spesso soverchia una recitazione. La personificazione può raggiungere livelli molto elevati e non mancano gli aneddoti gustosi relativi alla capacità di attori come Dustin Hoffman o Paul Newman, di calarsi completamente nella parte.

Vedi anche: http://theactorsstudio.org/

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