Cos’hanno fatto Martin Luther King e Malcolm X


Il problema dei diritti civili negli USA esplose durante la campagna elettorale del 1960, quando si affrontarono J. F. Kennedy e Richard Nixon. Nonostante gli USA fossero usciti vincitori dalla guerra mondiale come avanguardia della democrazia, subivano un forte deficit di uguaglianza al loro interno. Nell’esercito vittorioso diversi soldati di colore avevano fatto carriera, raggiungendo il grado da ufficiale, conoscendo un’uguaglianza che nella vita quotidiana era negata. Questo paradosso era lampante nei paesi del sud, dove lo scarto tra le dichiarazioni roboanti della carta atlantica e la condizione di vita dei neri appariva incolmabile. Nel 1963, per opera di un pastore protestante nero, Martin Luther King, cominciò a Birmingham, in Alabama, un movimento che pur mantenendo le forme della non violenza diventava sempre più vasto: quello della desegregazione dalle scuole e dagli ufficiali pubblici, dai trasporti e dai locali. Le dimostrazioni non violente proseguirono fino alla grande manifestazione di Washington, dove si radunarono 200 mila persone. Quando nel 1968 il reverendo King cadde vittima di un assassinio a Memphis il movimento aveva vinto tutte le sue battaglie, dal momento che il presidente Johnson aveva dato seguito al programma kennedyano del Civil Rights Act. Nello stesso tempo però il riformismo che aveva animato questi movimenti stava scoprendo quanto era difficile la via dell’uguaglianza nelle grandi città industriali del nord (come Detroit) dove gli operai di colore venivano sfruttati.

Per molti anni i ricchi industriali del nord, a capo di fabbriche vastissime che generavano immensi profitti, avevano distolto l’attenzione dal loro sfruttamento, accusando il sud di razzismo (un adagio ripetuto fin all’epoca della Guerra Civile del secolo precedente). A Chicago, Detroit, New York, Boston, Cincinnati milioni di neri poveri, sottopagati, sfruttati, si ammassavano in miseri quartieri dominati da edifici alti, che non facevano entrare nemmeno la luce del sole, dove si annidavano problematiche sociali molto acute come lo spaccio di droga, l’analfabetismo, la prostituzione, il racket. Era il momento in cui stavano nascendo i ghetti. I primi a pensare di dover cambiare questo stato di cose, furono alcuni individui che almeno all’inizio, fondarono il movimento dei Musulmani Neri, il quale non poneva più la questione solo dal punto di vista giuridico e riformistico, ma dal punto di vista dell’emancipazione coloniale, reclamando uno stato nero per ogni musulmano in America. A capo di questa setta c’era Malcolm X, che usava questo cognome per rifiutare quello che gli avevano dato i bianchi, quando i suoi avi furono deportati dall’Africa durante l’epoca schiavista. Con Malcolm X si fondevano istanze progressiste e nazionaliste, rifiutando persino l’integrazione, a favore di una nazione nera. AL movimento di X si unirono anche le Pantere Nere, che accentuarono il carattere estremista del “Black Power”. Anche Malcolm X era caduto vittima di un assassinio e c’è chi pensa che cadde per mano di gruppi che giudicavano negativamente la moderazione mostrata negli ultimi tempi. Il problema tuttora rimane. Ma con l’elezione di Obama sicuramente l’America ha dimostrato di saper fare dei passi avanti.

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