I più grandi discorsi della storia moderna


Alcune parole sembrano scritte nella pietra: “I have a dream”. Chi non se le ricorda? Beh qualcuno che confonde Mandela con Martin Luther King lo si trova spesso, ma la storia ci ha regalato grandi momenti di autentica retorica, nel senso buono, letterale del termine. Eccellenti discorsi di uomini e donne che hanno fatto la storia, parole così pregne di significato che hanno rappresentato uno spartiacque tra il prima e il dopo. A volte sono state pronunciate di fronte a migliaia di persone, a volte di fronte a un esercito o in un’aula istituzionale. Sono i discorsi più grandi della storia.

In Italia il discorso di De Gasperi alla Conferenza di Parigi. È il 1946, l’Italia è un paese tramortito, semidistrutto dalla guerra persa, abbiamo altresì perso la sovranità sul nostro territorio, dato che ci sono le tappe di occupazione. Il 10 Agosto del ’46 il nostro presidente del consiglio si presenta con fermezza davanti ai vincitori, asserendo che le condizioni imposte dal trattato di pace sono troppo dure, perché violano i trattati precedenti allo scoppio della guerra.

Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione”.

Soprattutto la questione di Trieste era considerata ancora una volta vitale, visto che gli italiani avevano combattuto la prima guerra mondiale per riprenderla, insieme proprio a quelle potenze vincitrici.

Un grande discorso è naturalmente quello di Martin Luther King, che sogna a braccia aperte una nazione civile, dove ci sia l’uguaglianza e l’integrazione. I have a dream è diventato proverbiale, ma le battaglie del reverendo non sono state vane. Il lungo percorso dell’emancipazione arriva a una conclusione con le leggi sui diritti civili di Kennedy e Johnson.

Ronald Reagan e Kennedy a Berlino. Lo scenario è lo stesso, la parte Ovest della città. Il contesto è sempre quello dello scontro tra i blocchi. Durante il blocco di Berlino, quando gli USA organizzarono un ponte aereo per rifornire la parte occidentale della città, una volta tirato su il Muro, nel 1961, Kennedy disse “Ich Bin min Berliner”: io sono un berlinese. Frase anch’essa diventata proverbiale, quando si vuole esprimere solidarietà con un luogo sottoposto ad attacco. Reagan davanti alla monumentale Porta di Brandeburgo disse: Mr Gorbaciov, team down this wall! Abbatta questo muro. Una frase divenuta storica nel contesto delle relazioni tra est e ovest. Era il 1987, mancavano due anni alla caduta del Muro.

Sempre a proposito di Guerra Fredda, infine, celebre è il discorso di Winston Churchill del 5 marzo 1946, che descrivendo la situazione dell’Europa orientale, dopo la liberazione del Nazismo operata da quelle parti dall’Armata Rossa disse: “da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente”. Espressione diventata proverbiale per definire al meglio la separazione politica e ideologica tra i vincitori della seconda guerra mondiale.

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