Il fenomeno del divismo


Il divismo è un fenomeno collegio tipicamente al cinema e ai suoi attori ma esteso anche ad altri settori dello spettacolo in genere: musica, sport su tutti. Derivato come termine da divo, un tempo forma poetica dell’aggettivo divino ed entrato nell’uso ormai a definire, con iperbole voluta, gli attori dello schermo giunti alla maggior celebrità che in America sono chiamati stars (stelle) e in Francia per esempio (vedettes). Solo in parte erede nel campo dello spettacolo delle tradizioni liriche e teatrali dell’800, il divismo se ne differenzia per una serie di aspetti sostanzialmente nuovi, strettamente dipendenti dai caratteri tecnologici della presenza umana sullo scherma e dalla diffusione di massa del cinema. Un fenomeno oggi altamente amplificato dalla diffusione di internet, che permette la riproduzione in massa di volti, immagini, suoni, comportamenti e corpi che assumono un connotato di divismo, con autentiche fandom (gruppi organizzati di fan) che sorreggono e difendono l’immagine del proprio idolo, organizzando raduni e ritrovi (spesso sociali, sul web).

Con la dilatazione del potere visivo offerto dal cinema e alla tv, capaci di intensificare il valore del volto, corpo o dettaglio, e la conseguente evoluzione delle tecniche recitative a tutto vantaggio della comunicazione gestuale, l’attore cessa di imporsi come interprete capace di adattarsi a ruoli differenti e molteplici per specializzare le proprie apparizioni, nella ripetizione di schemi e modelli sempre uguali a se stessi e riproducibili, senza significative variazioni di tema. La caratteristica tipica della star è quella di proporsi come subordinata al personaggio che interpreta, che appare pertanto un archetipo da difendere. Oggi gli attori sono molto a interpretare determinati ruoli, i più coraggiosi e affermati, ad esempio, spaziano nel “drama”, la categoria più rilevante, cercando di interpretare ruoli complessi, ma mai veramente antipatici al pubblico (si pensi al caso di Leonardo DiCaprio, che anche nei ruoli più controversi, come ad esempio in Shutter Island o The Wolf of Wall Street riesce a attirare la simpatia dello spettatore). Si tratta quindi divinità create dal pubblico che crede fino in fondo alle proprie stelle, idealizzandole, tenendole come punto di riferimento, utilizzandole come suggerimento per i propri consumi, secondo dei gesti e degli atteggiamenti ben noti alla psicologia comportamentale. Nasce così lo star-system, l’industria che gestisce le stelle, le preserva e fa in modo che il grande baraccone, che negli USA fattura miliardi su miliardi ogni anno, vada avanti a rappresentare il grande sogno collettivo di cui il cinema è l’interprete più interessante.

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