Il grande cinema di Stanley Kubrick


2001-odissea-nello-spazio-2Un regista molto influente lo si riconosce dalla capacità di produrre un cinema che rimane nel tempo e di cui si trova traccia nei lavori successivi di altri registi. Chiunque abbia visto La Grande Bellezza non potrà disconoscere la profonda influenza del lavoro di Fellini su Paolo Sorrentino. Con Stanley Kubrick abbiamo lo stesso: il regista scomparso nel 1999 a solo 70 anni, in tutta la sua carriera cinematografica si è contraddistinto per la sua unicità. Introducendo un linguaggio esistenziale tipico, riconoscibile, che permea ogni sua pellicola. Ha saputo appropriarsi di generi rompendo i confini imposti da Hollywood. Come nella fantascienza, così nell’horror e nel cinema di guerra Kubrick ha introdotto un pastiche fatto di visioni e suoni, che si sposano a dare un impianto teatrale, panoramico del mondo. Nei suoi film Kubrick usa il tempo e lo spazio per dilatarli e comprimerli a piacimento aggiungendo e togliendo elementi in modo che la narrazione scorra fluida e lo spettatore possa immergersi fin al punto di annullarsi nella storia. L’uomo è spesso in balia di eventi interiori ed esteriori più grandi di lui. In Shining è vittima della lucida follia; in Full Metal Jacket la guerra lo trasforma in assassino, spezzando ogni umanesimo; in Lolita è l’impulso sessuale e il desiderio a rapirlo; in Eyes Wide Shut è l’incomunicabilità, in Arancia Meccanica è la violenza cinica e selvaggia.

Stanley Kubrick è stato nominato agli Oscar come miglior regista o miglior film 6 volte ed è stato Leone d’Oro alla Carriera a Venezia. I suoi film hanno avuto riconoscimenti ovunque e la sua arte cinematografica oggi viene considerata tra le più potenti del XX secolo.

I film fondamentali di Kubrick

Per avvicinarsi alla cinematografia di Kubrick occorre fare una scelta, ci sono film decisamente importante per l’industria di Hollywood come Spartacus, un gigantesco affresco storico voluto dall’allora produttore e star Kirk Douglas, che rappresenta il punto di svolta della carriera del regista naturalizzato inglese (già conosciuto per Orizzonti di Gloria, sempre con Douglas come protagonista e considerato già allora uno dei migliori film di guerra di sempre).

Orizzonti di Gloria del 1957 segna l’avvio della collaborazione con Kirk Douglas e affronta il duro tema della guerra e parte da uno dei tanti episodi cruenti della Grande Guerra. La contraddizione del conflitto e la follia di esso è rappresentata dal fatto, assurdo ma tipico di Kubrick, che le vicende riguardano solo l’esercito francese. Del nemico tedesco non si vede nemmeno un soldato.

Lolita del 1962, ancora una volta un film tratto da un romanzo, con una potente sceneggiatura scritta dallo stesso Nabokov. La storia proverbiale di un professore di mezza età che si invaghisce della figlia minorenne della sua amante vedova e finisce col perdere tutto.

Il Dottor Stranamore del 1964 è un’incursione satirica e comica nella Guerra Fredda, che allora divideva i due blocchi, con uno strepitoso Peter Sellers a dominare la scena. Il film è una satira spietata della follia della corsa agli armamenti: due blocchi armati fino ai denti, in balia di procedure banali che possono scatenare una guerra, come aveva dimostrato la crisi di Cuba di qualche tempo prima.

2001: Odissea nello spazio del 1968: un capolavoro dietro l’altro, in questo epico film sull’esplorazione spaziale Kubrick si appropria del linguaggio della fantascienza e lo cambia impostando un registro emotivo, che va ben al di là delle rappresentazioni spesso grottesche dei mondi alieni. Kubrick porta l’inquietudine dei grandi spazi sconosciuti nel grande schermo amplificandola con una colonna sonora classica, che li riempie. Un’avventura spaziale che diventa un’epica scoperta di sé stessi, secondo la definizione data dallo stesso regista. Gli effetti speciali per l’epoca furono all’avanguardia.

Arancia Meccanica del 1971: si dice che Kubrick volesse Atom Heart Mother dei Pink Floyd, gli fu negata perché non trovarono l’accordo per la colonna sonora del film precedente. Ma va detto che Beethoven ci sta benissimo. Kubrick capovolge l’orizzonte della protesta giovanile, in un film distopico che la erge a sistema di vita. È un film volutamente violento e dirompente che si attirò infatti molte critiche. Il contrasto tra la bellezza della musica classica utilizzata (anche Rossini) e le scene di violenza gratuita appartengono al repertorio di maggior valore del cineasta americano.

Shining (1980) – l’incursione negli anni Ottanta di Kubrick si apre con un film tratto dal romanzo di Stephen King Shining (la Luccicanza) che ci regala una storia divisa tra il paranormale e l’horror violento, che ridefinisce lo stile e ridisegna il concetto di paura. Jack Nicholson con la sua espressione facciale quasi demoniaca è perfetto, l’ambientazione neutra e assordante del posto isolato nella neve costruisce un angoscioso posto interiore nel quale ci si sente immediatamente in trappola.

Full Metal Jacket (1987) la guerra ha un effetto disumanizzante e trasforma uomini e cittadini, giovani ragazzi e contadini, in animali da macello che uccidono senza pietà. Film diviso in due: la prima parte dedicata all’addestramento, favolosa, con la follia che si manifesta fin da subito all’interno del reggimento dei Marines. Seguono le scene di guerra, stupende, con una colonna sonora di supporto davvero magnifica e un impianto visivo che toglie il fiato.

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