Perché i libri sono quasi sempre meglio delle versioni cinematografiche?


harry-hermione-grangerOrmai è una frase fatta, quante volte l’abbiamo sentita uscendo dal cinema (si, ma è meglio il libro). La si ripete spesso, tanto che alcuni pensano che sia abusata. Ma c’è un motivo per cui la versione del film spesso suscita insoddisfazione nei lettori dal libro da cui è tratto? Le sceneggiature non originali sono una categoria degli Academy Awards. Sono tanti i film passati alla storia, tratti da grandi romanzi, racconti od opere teatrali. Oggi, con la fame di prodotti da botteghino, c’è la rincorsa a trasformare in grandi immagini magniloquenti opere letterarie di tutti i tipi, che spesso non si bada alla fattibilità. Di converso c’è una letteratura specifica (romance in inglese) che ormai si è specializzata nel produrre romanzi raccontabili al cinema, vendibili sotto forma di soggetto o sceneggiatura (Nicholas Sparks è l’esempio più conosciuto). A me personalmente la Trilogia del Signore degli Anelli è piaciuta molto di più al cinema e lo stesso dicasi per lo Hobbit. Harry Potter è invece imbattibile sul libro. Da cosa nasce questa insoddisfazione?

Quando un regista lavora su un adattamento cinematografico i risultati non possono mai essere simili a quelli raggiunti dal libro per vari motivi. Per esempio, il film può essere meno profondo delle implicazioni sollevate dal libro, può tralasciare delle parti che non muovono l’azione principale e non sono in linea con il turning point. In più il cinema ha un innegabile vantaggio: può evitare le descrizioni semplicemente rappresentando. Immaginate una trasposizione dei Miserabili: le lunghe descrizioni degli abiti, dei luoghi possono essere evitate con delle inquadrature di sfondo o facendo muovere i personaggi in un ambiente credibile.

C’è poi da dire che libri e film sono prodotti molto diversi, tanto che vengono considerati come prodotti di due differenti arti. Il film lascia veramente poco all’immaginazione, per quanto l’incastro narrativo sia basato sulla suspense o sul nascondere degli elementi fondamentali della storia, con i continui rimandi (pensiamo a Lost, la serie tv), tutto quanto è rappresentato, è visivo. In un libro il lettore deve immaginarsi la faccia dei protagonisti, tanto per iniziare. Nella letteratura moderna peraltro non esistono più quelle descrizioni enciclopediche e minuziose, salvo i casi di narrativa postmoderna, perché siamo abituati a vedere immagini alla tv, a conoscere i luoghi a distanza e sappiamo figurarceli abbastanza bene. Un libro è un film dentro la mente del lettore, ma non si può dire il contrario del cinema.

La scelta degli attori poi si dimostra fondamentale per il gusto dei telespettatori. Se si legge un libro prima di andare a vedere il suo adattamento cinematografico, si va con un’idea in testa. Quel viso che magicamente abbiamo associato alla protagonista e che non ritroviamo in sala. Ci sentiamo come traditi. Se poi vediamo i tanto attesi trailer, finiamo per andar a vedere il film con una sorta di pregiudizio. Daniel Radcliffe è incredibilmente azzeccato per Harry Potter, ma nella maggior parte dei casi la scelta delude. Spesso poi i film omettono personaggi, tagliano scene che non ritenevamo importanti, danno troppa enfasi al ritmo. Il prodotto è godibile, ci sono versioni cinematografiche che hanno frantumato dei record, ma i lettori probabilmente non saranno mai soddisfatti.

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