GRANDINERA E I SETTE GIGANTI
C’era una volta, in un regno lontano lontano, una principessa dai capelli neri come la pece, la pelle bianca come l’avorio, le labbra rosse come il sangue. Il suo nome era Grandinera. Era una giovane che non provava amore per nessuna cosa, era perfida e dispettosa, passava il suo tempo a escogitare modi sempre più diabolici per torturare la sua famiglia. La sua matrigna era una donna molto dolce, che la amava come se fosse sua figlia, nonostante tutte le angherie che era costretta a subire. Aveva un fido magico consigliere: uno specchio parlante, grazie al quale la matrigna riusciva a seguire la sua adorata figliastra nel suo continuo combinare crudeltà. Un giorno Grandinera decise di scappare dal castello, non ne poteva più di tutta quella bontà e di quel clima positivo che c’era in casa. Lei voleva la malvagità. Partì per il bosco, superò montagne e vallate. A un certo punto, avvertendo un forte influsso malefico, si fermò davanti a una grotta grandissima. Entrò, e vide che la grotta in realtà era attrezzata come un appartamento. Un appartamento gigante, con sedie giganti, un tavolo gigante, piatti giganti. La grotta era deserta, ma Grandinera pensò che con quella splendida atmosfera nefasta qualcuno doveva pur esserci, e si fermò lì ad aspettare. In piena notte, dopo aver ampiamente gozzovigliato, arrivarono gli abitanti della grotta: sette sgradevolissimi giganti, che quando videro Grandinera dormire in un angolo, subito pensarono che fosse un giocattolo inaspettato da torturare. Ahimé, non la conoscevano ancora! Lei era più diabolica dei sette giganti messi insieme! Al suo risveglio, la malvagia principessa si mise subito a dare ordini ai sette giganti, pretendendo di essere servita e riverita. Ma i sette giganti erano degli sfaticati e non avevano nessuna voglia di lavorare, figuriamoci di servire Grandinera. I loro nomi erano: Ignorantolo, Lamentolo, Bonacciolo, Bestiolo, Elogiolo, Papolo e Svegliolo: ogni nome rispecchiava le caratteristiche di ciascuno (i giganti non sono molto fantasiosi!). Iniziò per Grandinera un periodo molto malvagio e molto felice: insieme ai sette giganti passava le giornate a fare scorribande nel bosco, e le nottate ad ubriacarsi con loro. Erano un bel gruppo di scansafatiche, e con il terrore avevano assoggettato il bosco ai loro voleri. Nel frattempo la matrigna di Grandinera si tormentava per la fuga dell’amata figliastra. Un giorno, vedendo che ormai era troppo tempo che era via, e temendo che non sarebbe più tornata, la matrigna chiese consiglio allo specchio magico. “Specchio specchio delle mie bionde chiome, dov’è finita la principessa di cui Grandinera è il nome?” Lo specchio rispose “ la principessa Grandinera nella terra dei giganti si trova, addormentarla tu dovrai con le magiche uova”. La matrigna partì con le uova magiche verso la terra dei giganti, trasformata in una vecchia odiosa mendicante, per assicurarsi la fiducia di Grandinera. Arrivata nei pressi della grotta dei giganti, la matrigna si ingobbì e imbruttì ancora di più, per sembrare più perfida. Entrò nella grotta e lì trovò Grandinera che stava torturando un povero pipistrello. Con grande fatica, perché lei era buona, fece la parte della cattiva e si unì alle torture. La principessa si complimentò con la vecchiaccia per la perfidia e la invitò a pranzo, che di lì a poco sarebbero arrivati gli animali della foresta per soddisfare le sue richieste. I giganti erano a fare baldoria nella miniera e non sarebbero tornati prima di sera. La matrigna pensò che il pranzo sarebbe stato il momento giusto per far mangiare a Grandinera le uova incantate e riportarla a casa. Con fare ripugnante aprì la sua sudicia sacca e ne cavò fuori due uova incantate, offrendole alla principessa per ringraziarla dell’ospitalità. Grandinera, ingorda com’era, mangiò le uova in un sol boccone. Accorgendosi però dell’incantesimo, con una zampata si attirò la vecchina a sé e la costrinse a dire la verità. La matrigna si rivelò, dichiarandole ancora una volta il suo affetto, chiedendole di tornare a casa. Fu l’ultima cosa che disse, prima che la perfida Grandinera, con le sue ultime forze, la strangolasse. Poi svenne. I giganti tornarono a tarda notte, ubriachi. Trovarono Grandinera riversa a terra con ancora il collo della matrigna tra le mani. La mattina dopo, ripresi dalla sbornia, i giganti capirono che la principessa, ormai pietrificata, era stata vittima di un incantesimo. Furiosi, perché avevano perso una degna comare di cattiveria, si riunirono e invocarono tutti gli spiriti maligni. Giorni e giorni di sedute demoniache, sacrifici animali, messe nere. Grandinera giaceva nel bosco e non c’era verso di risvegliarla. Passarono anni, e i giganti ormai si erano rassegnati all’idea che la loro amica sarebbe rimasta una statua per sempre. Un grigio giorno d’autunno un demone si era perso nel bosco a causa della nebbia. Era stanco ed affamato, aveva bisogno di sfogare i suoi istinti diabolici per riprendersi dalla fatica. Il demone era un essere a metà tra un uomo deforme e un animale selvatico. Un incontro poco raccomandabile, soprattutto in un bosco nebbioso! Gira gira per il bosco, ad un tratto il demone si imbatté nella statua che un tempo fu la principessa Grandinera. Affascinato dal ghigno diabolico della statua, e dalla incredibile bravura dello scultore, il demone si avventò sulla statua. La morse, la prese a calci, la spaccò in due tronconi, ci saltò sopra, sfogò tutta la sua rabbia e la sua cattiveria sconfinata. Stanco e sfinito per lo sfogo, si addormentò tra i resti della statua. Al mattino la statua non c’era più: al suo posto la splendida e ancora più malvagia Grandinera. Il demone, con il suo sfogo, aveva spezzato l’incantesimo. Tornarono insieme dai sette giganti. Da quel giorno la foresta visse in preda al terrore: dei giganti, di Grandinera, e del demone. E vissero per sempre malvagi e contenti.
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