shopping domenicale

Written by aluccia in fashion

La comodità di avere un centro commerciale sempre aperto vicino casa.

Mi scappava giusto un acquisto estivo per onorare questi trenta gradi che portano l’estate. 

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Piercing

Written by aluccia in fashion

Stanotte ho sognato di fare il piercing alla lingua.

E’ una cosa a cui penso ogni tanto, mi piace l’idea di attirare l’attenzione sulla mia lingua, e mi rendo conto che quando ho a che fare con persone che lo hanno, mi piace sempre molto osservare questa pallina metallica che si muove insieme alle loro parole.
Non ho mai fatto tatuaggi o piercing, ho a malapena i lobi forati da quando ero piccola, e tutto sommato nemmeno li porto, gli orecchini.
Al tatuaggio ci penso spesso, ma col fatto che io sono una che cambia idea ogni quarto d’ora, non mi sono mai decisa a farne uno.
Il bello del piercing alla lingua è che se mi stufo lo tolgo. E non si vede più nulla.

Comunque.

Sono andata a farmi un giro nel web per capirci di più su questa operazione. Tra un sito serio e uno schifoso, sono incappata in ciò che di più inaspettatamente fashion avrei potuto incontrare, i tongue rings. E io che pensavo che fossero solo due palline di acciaio collegate da un’astina!

Ecco qui una breve selezione di aluccia style.
Questo, altrimenti detto il disco volante, luccicante per le notti sfrenate in discoteca, trionfo del miglior trash.
Questo, dal doppio orientamento, e i colori freschi dell’estate. Non manca il mio colore, ovviamente.
Questo, oltre ad essere simpaticissimo, mi dicono dalla regia che sia anche un discreto giochino erotico. E noi queste cose non ce le neghiamo mai.
C’è anche quello che vibra, quello con l’anello, quello con le punte. Ma lì cambiamo genere di siti, e io quelle cose mica le faccio.

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Bizzarri risvegli

Written by aluccia in casa aluccia
Svegliarsi alle sei
Venti minuti prima che suoni la sveglia
Con le campane della chiesa vicino casa che suonano

Essere straconvinta
Che stiano suonando
In the jungle, the mighty jungle
The lion sleeps tonight
(auimbauè auimbauè auimbauè…)

Mette decisamente di buon umore.

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Sabato sera

Written by aluccia in golosità

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Che quando una ha da fare, e oltretutto è martoriata da un’influenza che non passa più, ovviamente invita nove persone a cena promettendo il cuscus.
Peraltro non avendolo mai fatto prima.
Con otto ore di cotture varie, mentre in contemporanea si riordinava tutta la casa, tutto si è risolto in quattro ciotoline d’acciaio riccamente riempite di condimenti deliziosamente stracotti e speziati, da immergere in un chilo di cuscus precotto, la cosa più facile da preparare.
Tutto ottimo, ospiti soddisfatti, dosi perfette.
Sono la solita maledetta perfezionista.
Ora, qualcuno vorrà la ricetta. Ma io, dopo averne lette una dozzina, tutte diverse e complessissime, ho optato per l’occhiometro, e quindi nessuna ricetta. E soprattutto uso indiscriminato delle spezie.
Paprika
Zenzero
Zafferano
E poi. Massaggiare il cuscus prima della cottura, rigorosamente a mani nude, per scioglierne tutti i grani, è un’esperienza mistica e sottilmente erotica.
Da provare.

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Passaparola

Written by aluccia in mi suona in testa

Ricevo l’investitura da Lui (hei tu, se mi senti, me la pagherai!) e rispondo volentieri.

1. Volume totale dei file musicali sul mio notebook
8 gb. devo aggornare a breve l’ipod.

2. L’ultimo CD che ho comprato
Massive Attack - Unleashed

3. Canzone che sta suonando ora
Romeo and Juliet , Dire Straits

4. Cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente)
Aguas de marco - Smoke city
Janie’s got a gun - Aerosmith
The boxer - Simon and Garfunkel
Son of a preacher man - Dusty Springfield
Creep - Radiohead

5. Cinque persone a cui passo il testimone
Andrea Beggi      —>    qui
Vis
Trentamarlboro   —>    qui
Pimm’s                 —>   qui
Gattonero            —>   qui

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premessa: questo brano è già stato pubblicato il 20 gennaio su oce, in occasione di una sfida. Siccome parla di me, mi sembra giusto pubblicarlo anche qui.

 

 Centoquindici. Esco come ogni mattina dalla stazione Termini e mi incammino verso la fermata del centoquindici. Bus turistico, fa un giro lunghissimo per portarmi al porto di Ripetta, ma lo faccio volentieri, così mi sveglio guardando la mia Roma, e la giornata inizia subito nel modo migliore, tanto più che se prendessi la metropolitana dovrei stare mezz’ora seduta nello squallido baretto di piazza Borghese, ad aspettare l’inizio delle lezioni in mezzo all’orda urlante degli studentucci del primo anno.
Roma, sono qui anche stamattina. E quest’aria di primavera mi tiene sveglia e mi fa pensare, mentre ti guardo luccicare al sole frizzante della mattina presto.
Che meraviglia piazza Repubblica, con quelle statue così sensuali. Sento che oggi è il giorno. Il giorno in cui deciderò finalmente cosa fare. e tu Roma mi aiuterai. Via Nazionale, i negozi ancora chiusi, sbircio le vetrine, salgono delle persone. Tutti a testa bassa, ma come si fa a non guardare fuori, che oggi Roma è così splendente? Via dei Serpenti, ecco, esci dalla strada grande e subito ti ritrovi la botteguccia, e la Roma antica e fascinosa, quella che i turisti poco conoscono. Come posso separarmi da te, che ogni giorno che faccio lo stesso tragitto trovo un nuovo particolare da amare? Via Panisperna, fucina di grandi scienziati. Via Cavour, caotica e baciata dal sole. Ed ecco, costeggiamo il cuore di Roma. Via dei Fori Imperiali, la tua strada più violenta, la più criticata, ma anche la più necessaria, per concedere a tutti di ammirare a passo di danza la maestosità che fu tua nei tempi antichi, e che mai si è spenta del tutto, trasformandosi continuamente a seconda di come il tuo popolo ti voleva. E chissà se anche il mio nuovo amore, come la maestosità di Roma, si trasformerà nel tempo, migliorando se stesso senza autodistruggersi come gli amori precedenti. Sento che ne vale la pena, Roma, questa è la volta buona, sarà un vero amore. Piazza Venezia con l’aiuola più curata della città, e il simpatico vigile sul suo piedistallo, memoria di vecchi film e delle boccacce che gli facevo quando ero piccina. Via del Plebiscito, stretta e sempre buia, con i muri neri dall’inquinamento, è un sollievo quando si apre in Piazza del Gesù, e prosegue diritta fino al Largo di Torre Argentina. gli scavi pressoché abbandonati e neri di smog, flussi di gente affrettata e pensierosa, un paio di clochard ancora assopiti, loro sì che la città se la godono appieno. Roma, lui mi chiede di raggiungerlo, e io non so cosa fare. mille motivi per andare via, un solo grande motivo per restare: sei tu. Sant’Andrea della Valle, capolavoro barocco, mi sfiora la guancia mentre il bus sterza verso Corso Rinascimento, uno sguardo al chiostro di Sant’Ivo alla Sapienza, con quella cupola che quando l’ho studiata mi ha fatto impazzire, e poi più avanti, stretta tra Palazzo Madama e Piazza Navona. Roma, non mi esplodere così negli occhi. Non permettere ai ricordi di riaffiorare così violenti, tutti insieme. Piazza delle Cinque Lune, con quel nome così poetico, Via Zanardelli, che termina sul Tevere: ma quanto è bello, Roma, questo Tevere, che come una lacrima scende sul tuo viso, ed esalta il tuo umore, e anche un po’ il mio. Un breve tratto di Lungotevere, con la coda dell’occhio vedo Castel sant’Angelo, e il Palazzaccio, con le sue leggende e il suo peso che sprofonda piano piano. Entro stasera devo scegliere, ormai se decido di andare è ora di iniziare a preparare tutto. Roma, tu mi complichi la vita. Sai che sono debole nei tuoi confronti, e tu giochi con me, torturandomi con i tuoi giochini, complicando una decisione quasi presa. Vedo il parallelepipedo bianco che custodisce l’Ara Pacis, ormai ci siamo. chiamo la fermata e mi alzo, guardo attraverso i platani del Lungotevere. Scendo e annuso l’aria. Un bel sospiro e mi incammino verso l’edificio dell’università. Mi aspetta un’altra lunga giornata, Roma. Se riesco, a pranzo torno da te, a passeggiare un’oretta nel tuo cuore barocco. Altrimenti ci rivediamo stasera, quando un altro centoquindici mi riporterà in stazione, regalandomi un’altra mezz’ora di meditazione. Ma stasera deciderò. Capito, Roma, stasera non mi distrarrai con la tua bellezza. Stasera sceglierò cosa sarà del mio futuro. E tu non fare la stupida.

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Regalo

Written by aluccia in mi suona in testa

E allora, inaspettatamente, un amico ti regala un tot da spendere su itunes.
Apri per la prima volta il paese dei balocchi.
Rapido calcolo, puoi scegliere tra un album completo o dieci canzoni a tuo piacimento.
Opti per le dieci canzoni.
A mente ti ripassi tutta la tua vita per scegliere proprio loro, le più significative.
Ti ricordi un post di qualche giorno fa, scopiazzato ovunque, in cui tutti sceglievano le loro canzoni. Ricordi che avevi provato a cimentarti e non avevi concluso un bel niente.
Pensi pensi pensi alle tue canzoni
Pensi pensi
Pensi

Walk on the wild side, capolavoro di Lou Reed, non può mancare
Everybody’s talkin, Harry Nillson, mi dà pace ogni volta che la ascolto
Easy like sunday morning, come si fa a non sorridere ascoltandola?
The sounds of silence, non posso non pensare a Simon e Garfunkel
Space Oddity, perché quel tell my wife i loved her very much mi fa venire i brividi
Romeo and Juliet, perché i Dire Straits mi hanno accompagnato per anni
Strawberry fields forever, ah i Beatles…
The great gig in the sky, il dolore
Roxanne, la passione
La cura, Battiato. l’amore.

Pensi ancora un po’
Ti rendi conto che le hai già tutte e le ascolti in continuazione

Prendi il nuovo album dei Massive Attack.

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Tanti auguri a meeee

Written by aluccia in pensieri

 

Una volta all’anno capita.
Oggi tocca a me.
E sono ventisette.

 

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Quattrocchi

Written by aluccia in fashion

Si dà il caso che la laurea mi sta bruciando gli occhi.
Si dà il caso che fino a poco tempo fa gli occhiali li usavo solo dal bagno al letto alla sera e dal letto al bagno al mattino. Il resto del tempo, lenti a contatto.
Si dà il caso che pure l’età ci si mette, oltre alla stanchezza, e che questi tour de force sono buoni per occhi giovani e riposati.
Quindi l’oculista ha imposto l’uso degli occhiali.
Quindi non usandoli mai, li avevo vecchi di diversi anni, e pure bruttini.
Quindi, occhiali nuovi.
Ovviamente, il colore lo immaginiamo, vero?

occhiali.jpg 

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Old T-shirt

Written by aluccia in fashion

 

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Come comprarsi una maglietta assolutamente poco seria
Indossarla con disinvoltura
Sentirsi lievemente osservati
Andarne fiera.

(della faccia tosta)

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Dominatrice

Written by aluccia in casa aluccia

(No, non sono impazzita. Non è un delirio di onnipotenza. E’ solo un gioco a cui mi presto volentierissimo per ringraziare Mauro Biani per avermi fatto questa splendida caricatura. Non chiamate la neuro, non ce n’è bisogno.)

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Che ci volete fare, sono una dominatrice.
Sulla carta d’identità, alla voce professione, quello ci ho fatto scrivere.
Li ipnotizzo con gli occhi, li seduco con le unghie, li sottometto con le scollature. i più complicati li solletico con le scarpe.
Nessun uomo con me è macho.
Nessun uomo si permette di decidere.
Io stabilisco che lui mi piace, io decido quando non mi piace più.
Queste le regole del gioco.
Se non vi va bene, è un problema vostro, perché a me piacciono le missioni impossibili.
Se non vi va bene, state molto attenti. Potreste essere la mia prossima preda.

 

 (Trovate altre caricature, con altre storie annesse, qui)

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Roba di donne

Written by aluccia in fashion

C’è un preciso legame tra la stanchezza e la capacità del trucco di aderire alla pelle.
Più sei stanca e grigia, più hai bisogno di colore per apparire sana e riposata, meno i cosmetici aiutano.
Questa relazione è sbagliata.
Etti di terra abbronzante che svaniscono nel nulla dopo mezzora
Intere pastiglie di ombretti costosissimi consumate senza alcun risultato
Spazzolini carichi di mascara indelebile evaporati chissà dove.
Rossetto… no, quello oggi non l’ho messo.

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