Roma non fà la stupida stasera
premessa: questo brano è già stato pubblicato il 20 gennaio su oce, in occasione di una sfida. Siccome parla di me, mi sembra giusto pubblicarlo anche qui.
Centoquindici. Esco come ogni mattina dalla stazione Termini e mi incammino verso la fermata del centoquindici. Bus turistico, fa un giro lunghissimo per portarmi al porto di Ripetta, ma lo faccio volentieri, così mi sveglio guardando la mia Roma, e la giornata inizia subito nel modo migliore, tanto più che se prendessi la metropolitana dovrei stare mezz’ora seduta nello squallido baretto di piazza Borghese, ad aspettare l’inizio delle lezioni in mezzo all’orda urlante degli studentucci del primo anno.
Roma, sono qui anche stamattina. E quest’aria di primavera mi tiene sveglia e mi fa pensare, mentre ti guardo luccicare al sole frizzante della mattina presto.
Che meraviglia piazza Repubblica, con quelle statue così sensuali. Sento che oggi è il giorno. Il giorno in cui deciderò finalmente cosa fare. e tu Roma mi aiuterai. Via Nazionale, i negozi ancora chiusi, sbircio le vetrine, salgono delle persone. Tutti a testa bassa, ma come si fa a non guardare fuori, che oggi Roma è così splendente? Via dei Serpenti, ecco, esci dalla strada grande e subito ti ritrovi la botteguccia, e la Roma antica e fascinosa, quella che i turisti poco conoscono. Come posso separarmi da te, che ogni giorno che faccio lo stesso tragitto trovo un nuovo particolare da amare? Via Panisperna, fucina di grandi scienziati. Via Cavour, caotica e baciata dal sole. Ed ecco, costeggiamo il cuore di Roma. Via dei Fori Imperiali, la tua strada più violenta, la più criticata, ma anche la più necessaria, per concedere a tutti di ammirare a passo di danza la maestosità che fu tua nei tempi antichi, e che mai si è spenta del tutto, trasformandosi continuamente a seconda di come il tuo popolo ti voleva. E chissà se anche il mio nuovo amore, come la maestosità di Roma, si trasformerà nel tempo, migliorando se stesso senza autodistruggersi come gli amori precedenti. Sento che ne vale la pena, Roma, questa è la volta buona, sarà un vero amore. Piazza Venezia con l’aiuola più curata della città, e il simpatico vigile sul suo piedistallo, memoria di vecchi film e delle boccacce che gli facevo quando ero piccina. Via del Plebiscito, stretta e sempre buia, con i muri neri dall’inquinamento, è un sollievo quando si apre in Piazza del Gesù, e prosegue diritta fino al Largo di Torre Argentina. gli scavi pressoché abbandonati e neri di smog, flussi di gente affrettata e pensierosa, un paio di clochard ancora assopiti, loro sì che la città se la godono appieno. Roma, lui mi chiede di raggiungerlo, e io non so cosa fare. mille motivi per andare via, un solo grande motivo per restare: sei tu. Sant’Andrea della Valle, capolavoro barocco, mi sfiora la guancia mentre il bus sterza verso Corso Rinascimento, uno sguardo al chiostro di Sant’Ivo alla Sapienza, con quella cupola che quando l’ho studiata mi ha fatto impazzire, e poi più avanti, stretta tra Palazzo Madama e Piazza Navona. Roma, non mi esplodere così negli occhi. Non permettere ai ricordi di riaffiorare così violenti, tutti insieme. Piazza delle Cinque Lune, con quel nome così poetico, Via Zanardelli, che termina sul Tevere: ma quanto è bello, Roma, questo Tevere, che come una lacrima scende sul tuo viso, ed esalta il tuo umore, e anche un po’ il mio. Un breve tratto di Lungotevere, con la coda dell’occhio vedo Castel sant’Angelo, e il Palazzaccio, con le sue leggende e il suo peso che sprofonda piano piano. Entro stasera devo scegliere, ormai se decido di andare è ora di iniziare a preparare tutto. Roma, tu mi complichi la vita. Sai che sono debole nei tuoi confronti, e tu giochi con me, torturandomi con i tuoi giochini, complicando una decisione quasi presa. Vedo il parallelepipedo bianco che custodisce l’Ara Pacis, ormai ci siamo. chiamo la fermata e mi alzo, guardo attraverso i platani del Lungotevere. Scendo e annuso l’aria. Un bel sospiro e mi incammino verso l’edificio dell’università. Mi aspetta un’altra lunga giornata, Roma. Se riesco, a pranzo torno da te, a passeggiare un’oretta nel tuo cuore barocco. Altrimenti ci rivediamo stasera, quando un altro centoquindici mi riporterà in stazione, regalandomi un’altra mezz’ora di meditazione. Ma stasera deciderò. Capito, Roma, stasera non mi distrarrai con la tua bellezza. Stasera sceglierò cosa sarà del mio futuro. E tu non fare la stupida.





Bello.
Con queste premesse, mi chiedo come abbia fatto, poi, a partire davvero.
p.s. ma l’hai pubblicato prima tu sul blog e poi io? Perché nella stessa giornata abbiamo parlato sostanzialmente della stessa cosa. Oh, io so’ fissato con le coincidenze ;-)
[Ste]
ho letto il tuo e poi ho pensato di pubblicare questo. e te l’ho anche detto nei commenti!!!
(se vuoi credere nelle coincidenze, però, fai pure…)
Che poi secondo me Roma non si può che amare con tutto il cuore e devi aver avuto un motivo VERAMENTE valido per farti portare via.
Io ci vivo praticamente da trent’anni e ancora non passa giorno senza che mi innamori di un’angolo nuovo e mi rinnamori per l’ennesima volta degli stessi posti.
spero che almeno sia stata portata in un posto che non sfiguri troppo alconfronto.
Antar, per la prima volta quì – ma non ho potuto evitare di lasciare un commento-
benvenuto, antar. il luogo dove sono ora non vale nemmeno un’unghia della mia città, ma prima o poi conto di tornarci, magari da vincitrice.
Allora ti aspettiamo per innalszrti l’ennesimo arco di Trionfo di Roma.
E in quale onicoluogo sei ora?
troppo a nord.
Una notte della scorsa settimana mi trovavo in via della Lungara con una ragazza che tra un paio di mesi se ne andrà. Mentre stavamo camminando mi ha detto: “Ascolta il rumore dei nostri passi sui sanpietrini. Voglio portare via da Roma tutto quello che ha di unico”. E’ per frasi come queste che sarà difficile dimenticarla.
pat
forse perché sapevo che lasciando lì la mia famiglia sarei tornata spesso, non ho dato un vero e proprio addio a Roma. Ma è proprio per questo che ogni volta che torno la sento ancora mia, apprezzandone ogni dettaglio con un’intensità incredibile.
A Pat, ma vaffanculo!
Te lo meriti che quella se ne vada, visto che LA MIA l’hai lasciata fuggire vergognosamente :-D
[Ste]
che carini.
io il mio l’ho fatto.il tuo link nel daveblog è ora corretto…poi non dite che non rispetto gli impegni :)
mitico!
bello. complimenti, davvero.
Ma allora sei ancora romana dentro?
;)
Valerio
chissà se mi fa postare ora….non mi riesce..
asietta
ah ecco…ora ho capito…perché non inserivo la mia mail :))-volevo salutarti,Aluccia…e ringraziarti per il saluto che ho letto da Malika :)
Scema, mi mandi in posta il tuo indirizzo mail (il mio lo trovi da me nella colonna di sinistra, sul ‘chi siamo’). Ti devo chiedere una cosa e mandartene un’altra ;-)
[Ste]
città eterna sai che l’adoro vero? mi trasferirei in un attimo anche se poi mi mancherebbe il mio splendido mare,ma perl’eternità si è disposti a tutto no???? ti adoro ciccia