The Keith Haring Show

Written by aluccia in fashion

Sono andata alla Triennale piena di curiosità verso questo artista, senza saperne nulla, senza conoscerne null’altro che gli omini senza volto, incastrati uno sull’altro, dipinti in nero su bianco con tratto grosso, un po’ di rosso ogni tanto. Ho scoperto un artista vero, completo, profondo. Appena dieci anni di produzione, per diventare immortale. Che la morte, dopo aver tanto intensamente vissuto, se l’è portato via presto, prestissimo, ad appena 32 anni. Insomma, oltre agli omini c’è molto, molto di più. C’è un artista profondamente colto, curioso, vivace. C’è un uomo che assorbe la vita e la rielabora con tratti definiti, precisi, elementari. C’è una concezione dell’arte aperta a tutti, da trovare ovunque e da produrre ovunque.

La tela come materiale in sé è meravigliosa. È robusta, può essere venduta e in un certo senso è duratura. Ma mi inibisce. Spendo otto dollari per una tela di 75 centimetri per cento e per la pittura a olio; poi vado in paranoia per come riuscirà perché ho speso 12 dollari per quel quadro e penso che debba valere qualcosa. Invece, quando dipingo su un pezzo di carta che ho trovato oppure ho comprato a poco prezzo, e uso l’inchiostro ad acqua, faccio un intero quadro di 120 centimetri per duecentosettanta senza aver speso praticamente nulla.

Emblematica l’avventura degli underground paintings: a New York, nella metropolitana, le pubblicità venivano coperte con spessi cartoni neri. Per Haring erano irresistibili. Con un gessetto bianco, gli anonimi cartoni neri iniziarono ad assorbire la fantasia sconfinata dell’artista. Da writer a leggenda metropolitana, nel momento in cui i suoi disegni estemporanei iniziano a venire rubati e rivenduti, smette di disegnare nell’underground. Pop art, dunque, riconosciuta e stimolata dai maestri Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, che lo proteggono e lo portano a gestire meglio l’enorme popolarità acquisita, sebbene lui facesse molta fatica a riconoscersi un un movimento.

Non c’è nessuno di quelli che stanno lavorando in questo momento che si avvicini neppure vagamente al mio stile, al mio atteggiamento o ai miei principi. [...] Ci sono svariate persone il cui lavoro ha delle somiglianze, per certi aspetti, con quello che sto facendo, ma nessuno le ha tutte. Persino Andy Warhol, a cui vengo spesso paragonato, è di fatto un tipo di artista molto, molto differente.

Nelle parole dello stesso artista si comprende praticamente tutto quello che con la sua opera ha voluto dimostrare al mondo:

Le mie indagini, proprio perché hanno a che fare con parole ed idee umane molto semplici e comuni, sono molto universali, vogliono essere molto universali, ed essere comunicative in modo universale.

I miei disegni potrebbero essere disegnati su qualsiasi supporto o materiale, come i geroglifici egizi, i pittogrammi maya o indios. I miei disegni vogliono attivare una superficie e diffondere energia. E trasformare una superficie neutra, anonima, dandole una personalità.

E’ difficile riuscire a sintetizzare meglio di egli stesso le emozioni chei suoi quadri suscitano, guardandoli ed osservandoli senza lasciarsi distrarre dalla forza delle linee ripetute, dal labirinto di linee che distoglie e distrae lo sguardo, ma guardando, ed osservando, dentro le linee, seguendone le forme e comprendendone lentamente e spesso con difficoltà il vero valore iconografico e simbolico. C’è solo da guardare le sue opere, e imparare a superare l’immagine patinata e assolutamente relativa di un artista che in 10 anni ha saputo diventare uno degli ultimi grandi maestri dell’arte contemporanea: ecco due ricche gallery da guardare , la sua biografia , alcune citazioni dai suoi diari

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soffice e silenziosa

Written by aluccia in casa aluccia

è stata una giornata così.

foxneve.jpg 

 direi, ad occhiometro, cinquanta centimetri.

ah, lei è la mia fox. 

 

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la neve, ora

Written by aluccia in casa aluccia

neve.jpgil vaso, le piante congelate, il faro, la neve.

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il titolo è alla fine

Written by aluccia in casa aluccia

ho un sonno galattico.
   sento   la   testa
      l a   t e s t a
che cade
        cade
          cade


no,                    sveglia
ho ancora cose da fare
cose      da pensare
e da     scrivere
s   c   r   i   v   e   r   e

 


scrrrrrrrrrrrr
gghghbjhjhjhhhjjjjjjjjjjjghgfghjkkj………

 

 


—la testa sulla tastiera—

 

 

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frasi che non dimentichi

Written by aluccia in pensieri
idea.jpg

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fox.jpg

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on air now

Written by aluccia in mi suona in testa

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Whatever colors you have in your mind
I’ll show them to you and you’ll see them shine

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Until the break of day, let me see you make him smile
His clothes are dirty but his hands are clean
And you’re the best thing that he’s ever seen

Stay, lady, stay, stay with your man awhile
Why wait any longer for the world to begin
You can have your cake and eat it too
Why wait any longer for the one you love
When he’s standing in front of you

Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead
I long to see you in the morning light
I long to reach for you in the night
Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead

(bob dylan,1969) 

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all that rhum wants

Written by aluccia in gatti e affini

luglio

agosto

settembre

ottobre

novembre

dicembre 

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quel giorno

Written by aluccia in pensieri
A volte capita, che di punto in bianco, in una serata un po’ malinconica, ti viene in mente un giorno preciso. Così, senza anniversari.
Quel giorno ero nel mio disordinato monolocale, a studiare non so cosa per un esame che si avvicinava. Che poi, a settembre non sono mai riuscita a combinare molto. Troppa estate ancora nel naso, troppo sole e tepore che ti invita ad uscire, troppa voglia di assorbire più calore possibile, prima che arrivi il freddo inverno. E insomma. Fatto sta che quel giorno invece mi ero messa a studiare. Studiare a modo mio, con la tv senza audio e la radio accesa, alta.
Isolata, nel mio mondo di libri, protetta da uno strato di rumore e musica che non sentivo distintamente.
Ma.
A un certo punto, un ritmo diverso dalla solita parlata, una voce troppo seria, un silenzio inaspettato. Arrivo alla fine del capoverso, mi fermo. Alzo la testa.
E vedo.
Vedo un aereo
un aereo
andare contro un edificio
un edificio
un edificio che più che un edificio è un simbolo - un edificio con accanto un altro edificio uguale e ugualmente ferito - due aerei due edifici - due edifici due aerei

E pensare a quanto sono stata idiota a dispiacermi per non poterci più andare, lassù, che mi sarebbe proprio piaciuto saltare su un ascensore a velocità folle e arrivare sul tetto di New York e guardarla dall’alto, per ridimensionare e riequilibrare la prospettiva. Piangevo per questo. Per non poter andare più in un posto.
Malata di architettura, dispiacersi per un edificio, per un edificio che finisce.
Alle persone non ci pensi. Eh no,non ci pensi che dentro a quegli enormi parallelepipedi c’è della gente che vive, e che lavora. Non ci pensi che là sono le nove di mattina, di lunedì mattina. Non ci pensi perchè il lunedì tu non vai a lezione, e quindi il lunedì si dorme e non si fa nulla fuori di casa.

E poi una telecamera inquadra il lato di una delle torri, lo zoom va avanti, e avanti, e tra il candido delle colonne della facciata un’altro candore luccica, in movimento. Un uomo agita una camicia da una finestra, la sua camicia.
La camicia bianca che poche ore fa ha attentamente estratto dal secondo cassetto, piegata e stirata alla perfezione, con le iniziali ricamate in basso, con il filo blu. L’ha indossata inebriato dal profumo del dopobarba, fresco di rasatura, davanti allo specchio. l’ha abbottonata dall’alto verso il basso, eccetto il primo bottone, per lasciare l’interno del collo pulito per più tempo. Prima di uscire si è sistemato i capelli con una mano, e salutando la sua immagine riflessa pensa che magari stasera la chiamerà, per andare a mangiare il sushi a soho.

Quel giorno.

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e queste folli feste natalizie, torniamo a cercare dei ritmi umani e, se possibile, regolari.

Ho tolto l’addobbo natalizio del blog (per chi lo avesse perso, si trova qui)

e anche a casa il mio splendido albero creativo antigatto sta per essere smontato.

Gli omini pan di zenzero che ho fatto con le mie sante manine sono giunti tutti a destinazione e sono stati divorati da tutti gli amici, e pare che oltre che belli fossero anche buoni.

E siccome sono anticonformista, o almeno faccio finta di esserlo, archiviate le feste di natale, finalmente vi faccio vedere i miei due capolavori.

albero_1.jpg      zenzero.jpg

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per un amico

Written by aluccia in pensieri

Chi l’ha detto che gli amici sono difficili da trovare?

Io ne ho trovati di splendidi, negli ultimi tempi.

Uno di loro è davvero speciale, unico, grandissimo.

Gli voglio un bene dell’anima, ogni giorno riservo un pensiero affettuoso per lui

E siccome in questi tempi in cui si gioca sempre a fare gli orsi, io ho voglia di essere sincera

E siccome oggi è il suo compleanno,

questo è il mio regalo simbolico e sincero per lui.

Auguri Andrea

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ricevo da quel dongiovanni del mio amico slowhand e rispondo allegramente, sia mai che mi faccio mancare una catena.

premessa: tendenzialmente rifuggo le abitudini, quindi quello che sto per scrivere è relativo a cose temporanee, che appena diventano, appunto, abitudini, vengono automaticamente scalzate da altre manie. che poi, soprattutto nella vita quotidiana, ho un modo di condurre le cose decisamente poco convenzionale, quindi figuriamoci.

1. scaldo l’acqua del the direttamente nella tazza nel microonde

2. riempio e attacco la lavastoviglie sempre e solo quando il lavandino è stracolmo di piatti e non ce ne sono più per mangiare

3. quando sono al computer parlo con il programma che sto usando

4. guardo spessissimo la tv con il volume a zero e lo stereo acceso a palla

5. prima di mangiare qualsiasi cosa, la annnuso

ora, dovrei passare questa benedetta catena a qualcuno, ma siccome non ho voglia di essere odiata, la offro a chi la vuole seguire.
che brava che sono. 

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