lavoro troppo
Il fatto è che lavoro troppo.
Se io dalle 9 alle 19 sono davanti al computer a disegnare, a creare, e a malapena riesco a buttare di tanto in tanto un occhio su facebook e sui miei feed, chi non ha il mio contatto o non mi becca su gtalk non ha proprio più notizie di me. In realtà invece ci sono, sono anche piuttosto presente, solo che le cose cambiano e girano, e di mettermi a pensare a scrivere un post non mi riesce più. Non ne ho il tempo, non ne ho la voglia.
Il fatto è che si fa presto a cambiare un messaggio di stato su facebook, si fa prestissimo a condividere un elemento o un link o una cosa interessante. Dovrei odiare facebook per la sua prepotenza, per avermi sottratta irrimediabilmente ad un blog nel quale ho smesso di specchiarmi già da molto tempo.
In realtà mi piace facebook, soprattutto per la sua immediatezza. Ma anche perchè su facebook io non sono aluccia. Sono me stessa, in pieno, con tutte le persone che conosco e che mi vogliono bene, con una grande fetta di gente ripescata da un passato che non avrei mai e poi mai potuto recuperare.
Fatto sta che lavoro troppo.
E la sera non ho voglia di accendere il computer e connettermi ancora a internet. Non ho voglia di richiudermi ancora in quello spazio piccolissimo che c’è tra i miei occhi e lo schermo. Questo è cambiato profondamente in me: quello spazio lì, non mi basta più.
(Ovviamente questa non è una chiusura: solo una piccola spiegazione a questa incostanza dura che mi porto dietro. Ci sono, ci provo)




