Fabiola la conosco da quasi una vita, ma non ci ho parlato quasi mai. Per anni abbiamo dormito e vissuto a tre metri di distanza in verticale, io sopra e lei sotto. Fabiola ha qualche anno in più di me, tre o quattro credo, differenza sufficiente a non avere mai nulla in comune.
Quando ero adolescente lei aveva già il fidanzato che andava a trovarla la sera a casa. E io me la ricordo così, Fabiola, nell’androne del nostro condominio alla sera. Bella, sempre sorridente, educata. A un certo punto è andata a vivere per conto suo, e io anche, e la vita è fatta così e delle persone con cui non hai quasi mai parlato ti dimentichi.
Fabiola si è sposata pochi giorni fa, e mia mamma le ha portato una pianta, e lei era tranquilla e sorridente e felice. E il giorno che si è sposata, come tutte le spose era così bella.
Fabiola era su quell’aereo insieme all’uomo che ha scelto come compagno di vita, e questa cosa un po’ mi consola, perché io quando sono con lui non ho paura di niente, perché qualsiasi cosa possa accadere, succede a tutti e due.
E mi ricordo Fabiola così, con i capelli lunghi e chiari e un bellissimo sorriso. E in un angolino del mio cuore vorrei che passasse di qui con il suo sorriso a salutarmi ancora, come tante volte, varcato il portone.
Cercare la salute e riappropriarsene tenacemente, anche con l’aiuto di tutti quei medici che solitamente evito come la peste.
Vendere casa vecchia e comprare casa nuova, e stavolta stare attenti a farla proprio comoda per noi.
Provare a superare il pessimismo e ad essere meno selettiva, meno stronza, meno gratuita. Accettare le persone per come sono, e al massimo allontanarsene discretamente, senza vomitare la propria realtà a tutti i costi.
Mantenere i rapporti con la propria famiglia di origine, anche senza stare ad aspettare che si ammali qualcuno per pensare di più a tutti loro.
Ricordarsi spesso di avere un fratello e di volergli davvero tanto bene.
Ricordarsi spesso di avere un marito e di non riuscire minimamente ad immaginare la propria vita senza di lui.
Farsi piacere il proprio lavoro, ricordandosi in ogni momento che è il lavoro che si è sognato per una vita.
Superare brillantemente l’esame di stato, iscriversi all’ordine, aprire partita iva, iniziare a guadagnare un minimo per stare serena.
Coltivare le amicizie, quelle vere.
Aiutare il più possibile la nuova attività di famiglia. Sopportare di buon grado nervosismi e dimenticanze da parte del neoimprenditore, che all’inizio non penserà ad altro che a lavorare.
Dimenticare il significato del verbo “lamentarsi”
Verso la fine dell’anno, verificare che buona parte di questi propositi sono stati diligentemente realizzati, e in tal caso iniziare a pensare a lui.

La prima cosa che fai, è toccarti il naso. La faccia, i denti, tutto intero, ok. Ti guardi le mani per vedere se c’è sangue. Muovi le dita dei piedi, ti sfiori le gambe. Stacchi quel che rimane della cintura di sicurezza, tossisci a causa del gas dell’airbag. Qualcuno ti apre la portiera, e ti chiede se va tutto bene. Tu dici sì, credo di sì, e ripeti il test di integrità. Naso faccia denti mani piedi gambe. A pochi centimetri da te, dove prima c’era il cofano e il motore e tutto il resto, un albero. Che per un istante te lo domandi, dove possa essere finito tutto quel motore grande e il resto. Decidi di scendere. Chiedi a chi ti sta intorno se puoi scendere, seguendo qualche strana suggestione in merito allo spostamento dei cadaveri in qualche telefilm medical-cruento. Ti dicono che se te la senti scendi pure, che anzi c’è olio e benzina e chissà cos’altro e forse è meglio allontanarsi. Diligentemente raccogli la borsa, e cerchi gli occhiali da sole. Arriva carica di spavento la persona che ti ha infilato in quel guaio, ti chiede se stai bene. Tu la guardi un attimo, capisci che era alla guida di quella punto sfigata, e le dici solo una cosa: la freccia, non hai messo la freccia. E poi: come hai fatto a non vedermi, che ti avevo già superato? Vai davanti la macchina, a vedere i danni. E’ completamente abbracciata all’albero, il motore non c’è più. I fari, come occhi, sono schizzati uno in mezzo alla strada, l’altro tre alberi più in là. Ti metti le mani nei capelli, pensi che devi ancora pagare un sacco di rate, ti dispiace per la tua compagna di viaggi per come è ferita, quasi fosse una persona. Arrivano i tuoi, si spaventano guardando l’auto. Tu bevi acqua e fumi e parli e parli e telefoni, una goccia di sangue giù dalla narice, un po’ di alterazione nei ragionamenti.In ospedale ti fanno sei radiografie, tutte negative. Hai soltanto un bel colpo di frusta, e diverse contusioni. Qualche giorno di riposo e un po’ di antidolorifici, semplicemente.
E pensi che la cintura la metti sempre, pure per fare manovra in un parcheggio, e che l’airbag probabilmente ti ha salvata. E pensi che questa cosa devono saperla tutti.
La prima giornata di autentico autunno, eccola qui. Superata con apparente facilità, chiusa sotto i neon di un ufficio nuovo di zecca. Questa sigaretta serale, al freddo e al vento, fumata di fronte al mare con la colonna sonora del sartiame tintinnante dalla vicinissima darsena, sa di inverno e pessimismo, sa di stanchezza e letargo, di un’estate troppo lontana e di un natale troppo vicino.
E continui a ripeterti di smetterla, di vedere tutto nero.
Continui a provarci, a non pensare più del dovuto.
Ma basta un attimo di distrazione
E torni come sei
Orribilmente chiusa in te stessa
Noiosamente, inopportunamente triste.
Photo Courtesy Ely3ff3
Una notte lunga appena due ore, una levataccia alle quattro e mezzo. Tutto preannuncia una lunga giornata di malumore. E poi, l’aereo: detesto volare. Non è paura, ma malessere, e ogni decollo e ogni atterraggio segnano sempre le mie giornate. Tante, troppe parole su un aereo affollatissimo. Dio, che fastidio. Dio, che nervoso. Provo a chiudere gli occhi nel chiarore del mattino, cerco in Amy Winehouse la grinta per affrontare la giornata.
Poi il chiarore diventa violento, arancione e rosso, caldo, caldo e energico. Dischiudo gli occhi assonnati, e vedo quel grosso disco arancio che mi accarezza e mi riscalda. Qualche migliaio di metri sotto di me, la mia amata, adorata città. Vedo gli ovali del colosseo e dello stadio, il sonnacchioso serpentone del Tevere, le poche architetture moderne immerse nella ricchezza dell’antichità.
Sopra la città, sotto di me, tante piccole nuvole, a formare un “cielo a pecorelle” come quelli che tanto mi affascinavano da bambina.
E quella sfera di vitamina C per l’umore, quell’alba piena di vita e di ottimismo, sopra la città che per sempre chiamerò casa, e che amo più di tutte. A scaldarmi e confortarmi, e a farmi vedere e sentire quanto è meravigliosa la vita, se esistono questi piccoli momenti perfetti.
[grazie a stefigno per la scelta della foto, dopo aver subìto la suggestione di questo piccolo racconto]
Me lo ha chiesto ieri un amico, davanti a un buon rosso, fragole e cioccolata.
Ci ho pensato, e la risposta è piuttosto difficile. Quello che so di essere è probabilmente così poco, rispetto a quello che sono veramente.
Nomade, curiosa, viaggiatrice. Incostante, difficile, dura. Con una fiducia incrollabile nel futuro, e nelle persone. E tanta, tanta voglia di una vita speciale.
E voi cosa siete? E io, secondo voi, cosa sono?
In realtà, per i soliti standard, non è nemmeno poi così notte. E’ appena passata l’una, eppure gli ultimi cambiamenti mi hanno messo addosso una stanchezza tale che a mezzanotte sono così stanca che difficilmente riesco a restare sveglia oltre. Stanotte però non mi riesce proprio di dormire, nonostante la giornata faticosa, nonostante la scorsa notte insonne, nonostante le ripetute richieste, da parte della mia schiena malandata, di essere messa in posizione orizzontale per almeno sei ore.
Sono appena rientrata da una sigaretta solitaria e silenziosissima sul terrazzo davanti al mare. Una bottiglia di Franciacorta come posacenere, la tiepida notte adriatica nelle narici, con quell’odore di sale che già mi si appiccica addosso, rendendosi necessario per respirare, come lo è stato un tempo l’odore di inquinamento romano e poi milanese, e dopo ancora quello dei vigneti umidi di un lago del nord. Sono molto fiera di questo piccolo terrazzo rivolto verso il mare. Nel pomeriggio si illumina di luce bianca, gialla e poi arancione, al mattino è fresco e ventilato, e sa di mare. Ho anche quattro piante, io che appena le tocco solitamente o le uccido o le ferisco gravemente. Un’orchidea bianca, una calla nera, un alberetto con dei fiori arancioni che attirano le formiche, ma che fanno molta scena. E poi un più prosaico basilico, che ha immediatamente imparato a chiedere da bere.
Il vicino di casa ha appena finito di divertirsi in dolce compagnia, e dire che avrei scommesso fosse gay. Non ho più l’occhio allenato di una volta, mi sa.
[piccola pausa per smontare e rimettere in sede la space bar del mio vecchio e vissutissimo acer brontosauro. Ne approfitto pure per sbirciare sotto al letto come sta il piccolo Attila]
Attilino da qualche ora sputacchia in giro, e sono un po’ preoccupata. Chissenefrega del copriletto maculato, io voglio il mio vandalino in piena forma, cazzo. Non dormo anche per questo, voglio tenerlo d’occhio un po’, al piccoletto. Volesse stare sui miei piedi come fa Rhum, un occhio lo chiuderei pure, ma là sotto mi fa preoccupare.
[il vicino ha ripreso. Gemiti come se piovessero, queste pareti sono veramente di carta velina. Ricordarsi di cercare una casa con i muri ben isolati]
E’ passata già mezzora. Sono lenta, lenta, lenta. Scrivessi per vivere, morirei di fame.
[Bello però, scrivere così, una specie di diario. Magari mi torna il gusto del blog. Cambiamenti, cambiamenti]
Un’altra sigaretta in faccia al mare, via. E’ estate.
Ti vengono pensieri strani, mentre sei in autostrada da troppe ore, in un qualunque sabato di un weekend lungo, da sola alla guida della tua automobilina, e la radio suona comfortably numb, e quello davanti a te non si toglie dalle palle, e intasa la corsia di sorpasso andando ai centodieci l’ora, ignorando i tuoi fari, e quelli delle altre macchine che imperterrite lo sorpassano a destra. Soprattutto se poi arriva l’ennesimo restringimento di corsia, tutti quasi fermi, e tu ti metti nella corsia di mezzo, che scorre di più. E inavvertitamente, marcia per file parallele, lo superi a destra, ma andate a trenta l’ora. E sempre inavvertitamente rientri davanti a lui, ripeto, a trenta l’ora, con lui che lascia vuoto davanti a sè, quindi va a venti l’ora, e tu metti la tua bella freccina, guardi gli specchietti, con tutta calma ti dirigi a sinistra. E lui, lo stronzo con la volvo nera, sentendosi ferito nell’orgoglio di essere sorpassato a destra da quella scatoletta di sardine con donna al volante, accelera di botto con il suo duemilacinqueturbodiesel per non farsi superare, disonore mortale.
Poi uno dice che per tutto il resto della strada non gli stai a culo con gli abbaglianti accesi.
mi chiedo come faccia certa gente a dormire la notte, quando di giorno fa quello che fa. e questa cosa non mi mette neanche rabbia, ma tristezza, e pena.
sono stanca, stanca, stanca. questo mondo, e questa vita, non mi piacciono neanche un po’.
le avventure che mi capitano nella vita non mi mettono più energia, ma solo paura. e dire che le ho cercate disperatamente, negli ultimi tempi.
ci sono cose a cui non fai caso, le vivi, le vedi, le ignori. poi si ripetono costantemente per giorni, e mesi, e anni. e non le sopporti più.
guardarsi allo specchio, e non riconoscersi, con quella faccia da adulta, le rughe che iniziano a segnarti, lo sguardo spento, stanco. non sei più tu, e non sai come farti tornare indietro.
dormire, dormire, per non pensare. pensare anche mentre dormi. smettere di sognare.
Ci siamo. Dopo un paio di mesi passati a compatirmi e disperarmi, finalmente sono passata alla fase due. Non mi importa di nulla. Nulla. Finito l’interesse per qualsiasi cosa, respiro piano e dormo più che posso. Fuggo da questa vita, senza energie e senza gioia. Dritta verso la distruzione.
festeggiare il fatto che per gli anni migliori della nostra vita abbiamo puntualmente a che fare con assorbenti, disagio e dolori tremendi
che per quanto puoi emanciparti, studiare, specializzarti, c’è sempre qualcuno, quando torni a casa, che ti fa notare che ci sono da lavare le sue mutande, e che questa casa fa schifo, eccetera eccetera
e che puoi trovare il lavoro migliore del mondo, ma tanto il tuo capo (uomo) ti guarderà sempre un po’ le tette, e si sentirà superiore a te, in ogni caso
senza contare il fatto che la mimosa puzza.
ah, da oggi scriverò di tanto in tanto anche qui.
*update* giulia l’ha detto meglio di me.
Imbottigliata, ferma, motore spento.
Non è ancora iniziata la tangenziale di Mestre, e sono già ferma, in auto, da mezz’ora. Esco dalla macchina, mi guardo intorno. Gente che si riunisce in capannelli, a parlare di questo traffico, e cosa sarà successo, e intanto fumano una sigaretta dopo l’altra, sperando che la situazione si sblocchi. Altre persone invece, sole in auto come me, la maggioranza, che rimangono chiuse nelle loro scatole di latta, condizionate e superaccessoriate. Guardano dritto davanti a loro, niente li può turbare. Forse dormono dietro agli occhiali fumé, forse non hanno davvero niente a cui pensare, se non ricordarsi di accendere di tanto in tanto il motore, per non scaricare la batteria. La solitudine.
Due colonne, una di auto, una di Tir. E penso che i pendolari e gli autotrasportatori devono per forza essere delle persone straordinarie, per poter sopportare tutto questo ogni giorno della loro maledetta vita.
O santi, o poeti. Sì,perchè tutta questa attesa immobile può essere impiegata in un solo modo: pensando. Guardo riflesso nel suo enorme specchietto uno di questi camionisti. Avrà sui 45 anni, o forse molti meno, portati male. Indossa un golf arancione, e da quando l’ho notato armeggia con fogli e penne.
Magari è davvero un poeta.
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- theo: Credevo fosse tutta una tattica :D :*...
- garinol: Non credo che Lei possa riuscirci così, anche se credo nelle potenzialità femminili...
- stefigno: Stai sempre a compra roba, te possino!...
- stefigno: Attendere prego....
- Nevskji: la granita l'ho finita, mò come facciamo?...
- suiseki: l'ho trovata bellissima, dal primo ascolto ad X Factor. Buona estate :)...
- dadevoti: Scottata?...
- stefigno: Buona Abbronzatura ! :)...
- segni PARTICOLARI: Ma allora non chiudi baracca e burattini! ;)...
- silentman: E' questo il motivo del maschilismo dilagante...
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