E ora gli occhiali a raggi X sono praticamente già miei.
Finalmente PocaCola si è accorto di noi!
“Uno dei blog più longevi del panorama italiano quello di Aluccia, forse è per questo che negli ultimi tempi ha un po’ rallentato il suo scrivere, oppure ha semplicemente altro da fare. Alessandra (aluccia) rimane tuttavia una delle eroine del blogomondo con seguaci appassionati e commentatori fedeli che (in molti casi) cercano di scoprire la donna che si cela dietro a questi occhioni verdi (anche sechisy). Lei ci tiene a splittare nettamente blog e vita privata e non sarò certo io a rivelare la sua identità misteriosa*. Ho avuto il piacere di conoscerla personalmente e non posso che confermare la grandissima carica di simpatia che traspare dal suo stesso blog. Ho bannato dal mio vocabolario il termine “solare” riferito a una donna da parecchio tempo. Tuttavia se proprio fossi obbligato ad usarlo, nel caso di aluccia farei un’eccezione.”
Adoro questa presentazione… qui la mia intervista.
Allora
ovviamente sto template è carino, mi piace, ma avrei qualche modifica da fare. Lo scrivo qua, che si sa mai che coloro che detengono l’amministrazione si impietosiscano per questa povera tecnolesa.
Allora: prima di tutto non sono mai stata abituata al post unico, mi sembra poco adatto al tipo di appunti che scrivo qua sopra, e ancora meno all’utilizzo tumbleristico che vorrei farne, andando in parallelo con le robe che condivido giornalmente su facebook.
Gli archivi mi piace che siano visibili e facilmente consultabili, ma al quinto anno di blog forse sarebbe il caso di comprimere l’archivio in anni, magari con quelle deliziose tendine che si aprono quando clicchi.
Gli ultimi post invece li benedico, anche se forse occupano troppo in lunghezza, magari andrebbero ridotti a 5 o 6 invece che 10, mentre i commenti recenti li metterei in cima alla seconda colonna, magari in un boxettino leggermente più evidenziato.
Per cominciare, mi sembra tutto. se ottengo intanto questo poi passiamo ai permalink :)
Una bella rassettata
Insomma, ho cambiato di nuovo template, questo non è da modificare quindi si spera che funzioni bene. Sono a casa malata da 4 giorni, sull’orlo dello sclero e senza nessun miglioramento apparente. Siccome oggi mi gira la testa un po’ di meno, ho pensato sai che c’è, aggiusto il blog. E scrivo qualche cazzata inutilissima, che mi appaga sempre un bel po’. Per la cronaca, al posto delle tonsille ho due enormi patate, ho poca febbre ma moltissimo rincoglionimento, e la notte non dormo per la tosse. E se vogliamo dirla tutta, secondo me il medico ha sbagliato la cura perchè non sono migliorata per niente. Meno male che arriva il weekend, almeno la smetto di parlare da sola. E lunedì devo andare al lavoro per forza, sennò sò cazzi. Che periodo caccosoooooo :(
lavoro troppo
Il fatto è che lavoro troppo.
Se io dalle 9 alle 19 sono davanti al computer a disegnare, a creare, e a malapena riesco a buttare di tanto in tanto un occhio su facebook e sui miei feed, chi non ha il mio contatto o non mi becca su gtalk non ha proprio più notizie di me. In realtà invece ci sono, sono anche piuttosto presente, solo che le cose cambiano e girano, e di mettermi a pensare a scrivere un post non mi riesce più. Non ne ho il tempo, non ne ho la voglia.
Il fatto è che si fa presto a cambiare un messaggio di stato su facebook, si fa prestissimo a condividere un elemento o un link o una cosa interessante. Dovrei odiare facebook per la sua prepotenza, per avermi sottratta irrimediabilmente ad un blog nel quale ho smesso di specchiarmi già da molto tempo.
In realtà mi piace facebook, soprattutto per la sua immediatezza. Ma anche perchè su facebook io non sono aluccia. Sono me stessa, in pieno, con tutte le persone che conosco e che mi vogliono bene, con una grande fetta di gente ripescata da un passato che non avrei mai e poi mai potuto recuperare.
Fatto sta che lavoro troppo.
E la sera non ho voglia di accendere il computer e connettermi ancora a internet. Non ho voglia di richiudermi ancora in quello spazio piccolissimo che c’è tra i miei occhi e lo schermo. Questo è cambiato profondamente in me: quello spazio lì, non mi basta più.
(Ovviamente questa non è una chiusura: solo una piccola spiegazione a questa incostanza dura che mi porto dietro. Ci sono, ci provo)





